APPROFONDIMENTI



Precettori e Allievi Famosi

Si perde nella notte dei tempi la consuetudine, per i potenti, di far educare i propri rampolli da un illustre precettore, spesso scelto fra i massimi rappresentanti della cultura dell’epoca.
A questo nobile ufficio furono chiamati, in ogni tempo, i più eminenti uomini di lettere, scienziati, poeti e filosofi, che ora campeggiano nei nostri libri di scuola come protagonisti, al pari dei regnanti e dei condottieri da essi educati.
Non di rado, il precettore continuava ad assistere il principe anche dopo che costui avesse raggiunto l’età adulta, restando al suo fianco in qualità di consigliere e ricoprendo incarichi speciali al servizio dello Stato.
Persino la mitologia allude a questa usanza. Nell’Odissea, quando il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, decide di partire alla ricerca del padre, a fornirgli aiuto e consiglio è il saggio Mentore, l’amico fidato al quale Ulisse stesso aveva dato in consegna la propria casa, prima di partire per la guerra di Troia. Al racconto omerico si ispirano Les Aventures de Télémaque, fils d’Ulysse, celebre romanzo educativo scritto da Fénelon negli anni in cui fu precettore di Luigi di Borbone, duca di Borgogna, nipote del Re Sole Luigi XIV. Un grande classico della letteratura per ragazzi, grazie al quale, per antonomasia, mentore è divenuto sinonimo di guida, consigliere, precettore.
Sarebbe lunghissimo l’elenco delle coppie illustri. Tuttavia, non possiamo non ricordare il caso di Aristotele, il sommo filosofo greco, che ricevette l’incarico di educare il giovane Alessandro Magno. Ed è noto che Nerone, quando, ancora adolescente, salì al trono, ebbe presso di sé il filosofo Seneca, suo precettore, che di fatto risultò reggente dello Stato per un quinquennio, assistendo il princeps nell’attuazione di un illuminato programma politico.
Anche l’imperatore Carlo V ebbe in gioventù alcuni eminenti precettori, come il futuro papa Adriano VI, venendo poi seguito dal grande umanista Erasmo da Rotterdam, che fu nominato consigliere del giovane principe.
E, se Cristina di Svezia prendeva lezioni di filosofia nientemeno che dal celebre Cartesio, l’arciduchessa Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, futura consorte del re di Francia Luigi XVI, durante la sua infanzia viennese imparava ad esprimersi in un elegante italiano con un precettore illustre come Pietro Metastasio, "poeta cesareo". Negli stessi anni, a Milano, presso le nobili famiglie Serbelloni e Imbonati, operava come aio un altro protagonista della nostra letteratura: Giuseppe Parini, autore del Giorno, il celebre poemetto satirico in cui egli stesso si finge "precettor d’amabil rito" per un "giovin signore" dell’aristocrazia lombarda.

Il Precettore Ideale

Quintiliano, Institutio Oratoria, Libro II, Capitolo II, 4-8 (trad. M. Rinaldi):

Prima di tutto, assuma verso i propri discepoli il sentimento di un genitore, e faccia conto di subentrare nel ruolo di coloro dai quali gli siano affidati i figli.
Il precettore non abbia difetti, né li tolleri. Non sia arcigna la sua severità, né la sua compiacenza sia priva di freni, perché da quella non derivi avversione; da questa, disprezzo.
I suoi discorsi vertano per lo più intorno all’onesto e al bene; infatti, quanto più di frequente egli ammonirà, tanto più di rado dovrà ricorrere a punizioni.
Per nulla irritabile, non dissimulerà ciò che sarà da correggere. Sia semplice nell’insegnare; capace di sopportare la fatica; tenace, piuttosto che eccessivo.
Risponda volentieri a quelli che lo interrogano; si rivolga di sua iniziativa a quelli che non lo fanno.
Nel lodare le esercitazioni dei discepoli non sia né avaro né prodigo, poiché la prima cosa produce noia per il lavoro; la seconda, presunzione.
Nel riprendere ciò che sarà da correggere non sia spietato, e non manchi assolutamente di riguardo, giacché quello che sicuramente scoraggia molti dall’intento di studiare è il fatto che alcuni si abbandonano ai rimproveri come se fossero animati dall’odio.
Ogni giorno il precettore dica qualcosa, anzi molte cose, alle quali i discepoli ritornino con la mente.
Infatti, sebbene dalla lettura si possano trarre in abbondanza esempi da imitare, tuttavia quella che più pienamente nutre è, come si dice, la viva voce, e principalmente quella di quel precettore che i discepoli, purché siano stati correttamente formati, amano e riveriscono. In effetti, a stento si può dire quanto più volentieri noi imitiamo coloro verso i quali siamo ben disposti.

Dignità del Precettore

Ludovico Della Torre, L’Aio, ovvero Dell’educazione del Principe Giovane Libri Cinque [1625-1632 ca.], Dialogo I, Capitolo III:

Desiderando Teodosio imperatore che fossero educati i suoi figlioli Arcadio ed Honorio come conveniva a coloro cui doveva essere commessa la mole del Governo del mondo, scrisse sopra di ciò a Damaso Papa, il quale gli mandò uno dei primi uomini di quel secolo per bontà e per dottrina che fu Arsenio Romano.
A costui, nel consegnare i figlioli, così disse l’Imperatore: "Tu da quest’ora cominci ad essere a questi fanciulli più padre di me, e la tua autorità nel governo di essi ha da prelevare la mia". E per autenticare queste parole coi fatti, si sdegnò grandemente un giorno che vide i figlioli sedere, mentre Arsenio scuoperto ed in piedi gli insegnava. Onde facendo levare i discepoli, comandò che sedesse il maestro dicendogli: "Se t’abbaglia gli occhi, o Arsenio, questa porpora dalla quale sono ornati questi figlioli, si levi" (e in quell’istante li fece spogliare delle insegne imperiali); "e se il titolo di padre che ti ho dato non basta per farli a te ossequienti, io ti costituisco Principe, ed imperatore sopra di loro, acciocchè con assoluto e soprano imperio tu li regga, che purtroppo sono io sicuro, che non impareranno mai di comandare ai popoli, se prima di obbedire a te non avranno appreso".