RASSEGNA STAMPA


Il Giornale
Anno 128 - Numero 76
Domenica 30 marzo 2014

POLESANI NEL MONDO

Rinaldi, il maestro ideale sulle orme di Quintiliano

CHI È
L’unico in Italia a qualificarsi come precettore

(m.s.) Marco Rinaldi è un precettore. Anzi, il precettore. L’unico che in Italia si qualifichi come tale, con tanto di sito internet. Nato ad Adria il 24 giugno 1976, è originario di Ariano nel Polesine. Ad Adria è stato allievo del liceo ginnasio statale «Carlo Bocchi», dove nel 1995 ha conseguito la maturità classica con il massimo dei voti. Ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, vi ha frequentato il corso ordinario della classe di lettere, specializzandosi come latinista. Nel 1999 si è laureato con lode in lettere classiche all’Università di Pisa. Sempre nel 1999, alla Normale, otteneva con lode il diploma di licenza e veniva ammesso, primo ex aequo, al corso di perfezionamento, che concludeva nel 2002 conseguendo con il massimo dei voti il dottorato di ricerca in discipline filologiche, linguistiche e storiche classiche. All’insegnamento liceale (materie letterarie, latino, greco) ha affiancato negli anni una selezionata attività di precettore, in Italia e all’estero. Madrelingua italiano, oltre al latino e al greco conosce inglese, francese e tedesco. Ha studiato violino e composizione. Pratica il nuoto.

 

Marco Scarazzati

Attivo da anni nell’insegnamento privato, Marco Rinaldi è specializzato nell’insegnamento delle materie umanistiche a studenti dai 14 ai 19 anni. Ha maturato significative esperienze nel campo dell’istruzione domiciliare in vari contesti (familiare, in viaggio, in vacanza, all’estero), sotto la supervisione di una scuola o meno. In televisione è stato una delle identità nascoste del programma “Soliti Ignoti” (puntata del 13 settembre 2011).
«Si tratta di un’offerta di livello elevato: una famiglia può mandare il figlio a qualche lezione privata per risolvere un problema circostanziato, un debito da recuperare, un problema in una materia. Il precettore ha invece un impegno, ma anche un effetto molto diverso, perché può risiedere in famiglia o in una pertinenza vicina e offrire un servizio personalizzato, può lavorare sull’impostazione globale del metodo di studio, che è ciò che spesso manca».
Insegnante, educatore e punto di riferimento per i ragazzi, che agisce secondo modalità concordate con i genitori. Come latinista vanta una collaborazione più che decennale in Vaticano, con la Congregazione delle Cause dei Santi. Ha curato lavori relativi a oltre cento cause di beatificazione e canonizzazione, fra cui quelle dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo I. Ha composto testi celebrativi come l’ode in latino dedicata a Benedetto XVI (2007) e il doppio sonetto, italiano-inglese, in stile antico, per l’elezione di Sua Altezza Eminentissima Fra Matthew Festing, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta (2008).
In quali Paesi ha lavorato?
«Negli anni ho potuto collaborare con numerose famiglie, italiane o provenienti da altri Stati, come il Regno Unito, gli Stati Uniti d’America o la Russia, anche in situazioni di plurilinguismo».
 Quali doti sono richieste al precettore?
«Il maestro ideale, secondo Quintiliano, non dovrebbe avere difetti. A maggior ragione, aggiungo io, il precettore, che deve proporsi come modello autorevole. Oltre a una solida preparazione, deve avere esperienza nell’insegnamento di più materie. Deve parlare più lingue. Deve presentarsi in maniera impeccabile e sapersi muovere in diversi ambienti, non solo nella buona società. Ma soprattutto deve saper trattare i giovani come persone. Una generica capacità di insegnare, dote spesso tutt’altro che scontata, non basta. Precettori non ci si improvvisa».
Quali sono state le esperienze più significative?
«Quelle maturate in contesto internazionale, nelle quali è richiesto di interagire con persone di diverse culture. Quelle nelle quali, anche a tavola, può capitare di dover alternare più lingue, dall’italiano all’inglese al francese al tedesco».
Quanti ragazzi e ragazze ha aiutato a crescere?
«Come precettore, diverse decine; come docente nei licei, centinaia e centinaia. A tutti ho sempre cercato di lasciare insegnamenti positivi, tanto per la scuola quanto per la vita».
 Come trova, alla luce della sua esperienza, i ragazzi di oggi?
«Sempre più spesso, nella scuola, gli studenti mi chiedono di impartire loro le regole elementari della buona educazione: il modo di salutare, di presentarsi, di rivolgersi a varie categorie di persone. Su queste e altre regole di civiltà sto raccogliendo da tempo diversi materiali, che spero possano confluire in una pubblicazione. Un dono che mi piacerebbe poter offrire agli studenti di tutte le scuole».
Ha già qualche idea in proposito?
«Il galateo spiegato agli studenti, partendo dalle cose minime: salutare, dire professore e non prof, alzarsi in piedi in segno di rispetto. E poi imparare a dire un po’ più spesso permesso, scusa, grazie, le tre parole chiave della convivenza ricordate anche da Papa Francesco».
La sua professione risente della crisi economica?
«Più che sulla crisi economica mi concentrerei su una crisi assai più grave, quella dei valori, che pone sfide epocali anche in ambito educativo».